domenica 12 febbraio 2012
La saggezza
A 30 anni non ti rendi conto.
A 40 anni, finalmente arriva la saggezza.
E ti rendi conto di non renderti conto.
mercoledì 8 febbraio 2012
Verrà la Morte e Avrà i tuoi Occhi (Cesare Pavese)
lunedì 6 febbraio 2012
L'uccisione di Babbo Natale
E, quasi tra le lacrime, mi diceva che gli sembrava un fallimento enorme ammettere di aver sbagliato e di non essere riuscito a stringere i denti ed andare avanti, come avevano fatto i suoi genitori.
Allora ho sentito il dovere di dirgli che sbagliava se pensava di dover rinunciare alla famiglia perché non aveva più una famiglia felice. Che le famiglie felici non esistono, sono un'invenzione pubblicitaria della Barilla. Che se riesci a non scannarti, a non urlarti addosso tutti i giorni, se non ti insulti ogni momento e non usi le braccia di tuo figlio come posacenere, hai una famiglia soddisfacente.
Certo non aspettarti di tornare a casa ed essere felice di vedere tua moglie o tuo marito, di sopportare i suoceri, di avere un grande livello di comunicazione o la passione...
Il matrimonio è un contratto patrimoniale legato al diritto civile, coi sogni e la felicità non c'entra nulla, è un accordo di mutua assistenza e di assistenza alla prole. Nulla a che vedere con l'amore, con i sogni.
Per cui l'ultimo motivo per rinunciare alla famiglia è il fatto di non essere felici, è come rinunciare a un'automobile perché non fa le coccole.
I genitori ci fanno crescere con l'idea che siamo una bella famiglia, ripetendocelo fino alla nausea, e noi fingiamo di non vedere la realtà, in una congiura del silenzio collettiva. Quello che ricordiamo è ciò che ci dicevamo non quello che vedevamo.
E' un po' come la storia di Babbo Natale, quando sei piccolo ci credi, da grande sai che non esiste ma continui a fare i regali e dici ai bambini che uno strano signore arriverà a casa, anche se non c'è più il camino, si calerà probabilmente dalla cappa sui fornelli o entrerà con l'ADSL. Non si sa.
La racconti perché anche se sai che Babbo Natale non esiste, ricordi quanto fosse bello crederci quando eri bambino e non vuoi privare nessuno di questa temporanea, innocente illusione.
Il problema è che se convinci tuo figlio del mito della famiglia felice, ne farai un'altra persona condannata a perseguire un ideale difficile da raggiungere a costo della propria e altrui felicità.
Ma quando sei lì e Babbo Natale ti guarda con gli occhi spaventati fai fatica a premere il grilletto.
PS: per eventuali bambini che leggano questo post. Babbo Natale probabilmente esiste, siamo noi adulti che non riusciamo più a vederlo, ma pur di non ammettere di aver perso la capacità di vedere i nostri sogni, preferiamo dire che non sono mai esistiti.
giovedì 19 gennaio 2012
"Non voglio che ti allontani dolore..." P. Salinas
Oggi mia sorella mi ricordava l'agonia di nostra madre. La sua morte lenta, lo strazio degli ultimi mesi in cui il suo corpo si dissolveva, polvere di cipria, come quella rosa chiaro che avevo scoperto, bambina, sul grande comò di mogano della stanza da letto dei miei genitori. Un comò lucido, con le maniglie di ottone, credo, profumato spesso dello stesso odore della cipria, che mamma era solita spargere con un piumino soffice.Ho rivisto il volto pallidissimo di mia madre sul cuscino dell'ospedale, la mia immobilità di ghiaccio, accanto al suo letto, tesa come un sasso, impossibilitata, con le lacrime che mi sfuggivano da tutte le parti, come se a piangere non fossero stati solo gli occhi. Lacrime fitte che scendevano impudenti a confessare un dolore immenso che neanche io volevo riconoscere.
E ho sentito, dentro di me, incredibilmente, che mi manca quel dolore, perché quel dolore era la pena di quando lei era ancora viva e io mi straziavo per la paura che morisse. E ora resta solo un dolore quieto, un dolore che non morde più, un dolore che è passato. E' la nostalgia della speranza disperata che era in fondo al dolore, è la nostalgia dell'amore che quel dolore proteggeva, un dolore che non ha più senso, nonostante l'amore sia rimasto.
Come un bambino che non piange più nel buio, perché sa che nessuno arriverà a consolarlo.
martedì 17 gennaio 2012
Un uomo, al buio.
In particolare sono stata colpita dalla registrazione, la voce del comandante della Guardia Costiera, ferma, virile, un velo di cadenza partenopea, intrepida. E la voce del comandante appena un soffio, grave d'accento campano, con il sottotitolo "tengo famiglia", sembrava un guitto, gettato lì per caso, le parole smozzicate: "ma è buio".
Mentre il comandante lo incalzava, chiedendogli di risalire a bordo, si capiva che Schettino pensava: "parli bene tu che stai lì all'asciutto, che non stai in questo casino, ma io ho paura".
E lui che pensava che fare il capitano fosse portare una bella divisa, fare feste a bordo e celebrare matrimoni, si era ritrovato ad affrontare le conseguenze di un fuori rotta spericolato, che aveva causato la morte di persone. "Quante?" chiede timoroso a De Falco, il comandante della Guardia Costiera, che lo incalza, e che gli sputa in faccia con rabbia "Me lo deve dire lei quante!" come risposta.
E io me lo immaginavo, all'inizio di questa storia, il capitano di una nave così grossa, come un eroe della Marina militare, oppure come il capitano benevolo di Love Boat, e invece ho ritrovato nelle foto questa faccia paciosa da pizzaiolo, un po' come Calderoli che ha la faccia da salumiere, come Bossi che ha la faccia da tassista, La Russa che ha la faccia da... Lasciamo perdere. E uno, un po' rivaluta la fisiognomica.
E confrontando quest'uomo con tanti altri uomini e donne che ho conosciuto e conosco, privi di senso della responsabilità e di dignità, mi domando se queste persone si vergognino un po' o pensino, "ma chi se ne frega, alla fine sono vivo".
Come se tutto quello che conta fosse espirare e inspirare, nascere, crescere, (forse) riprodursi e morire.
E se fosse proprio così?
martedì 10 gennaio 2012
"La storia non parla di un momento ma DEL momento" (W. D. Wetherell)
lunedì 9 gennaio 2012
"La Nostalgia non è più quella di una volta" (S. Signoret)
domenica 8 gennaio 2012
Donnette e Donnacce

Molte donne sono donnette perché non hanno abbastanza coraggio per essere donnacce. Nondimeno, per istinto, sanno che, per un uomo una donnetta ha dei privilegi rispetto a una donnaccia. Può usare la propria debolezza come forza, perché nessuna forza può battere una certa debolezza.
sabato 7 gennaio 2012
Tu mi fai girar...

Non sopporto le persone che si accorgono di quanto tenessero a qualcosa o, peggio ancora, a qualcuno, solo quando lo hanno perduto. Mi ricorda l'atteggiamento dei bambini bizzosi e viziati che hanno troppi giocattoli e se ne stancano, con l'andare del tempo, ma se poi arriva un altro bimbo che chiede un giocattolo trascurato, gettato in un angolo, ignorato, o non lo trovano più, iniziano a piangere disperati.
venerdì 6 gennaio 2012
"Lied Vom Kindsein" — Peter Handke.

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.




