Oggi mi sono chiesta più di una volta che si deve provare a essere Francesco Schettino, il comandante della nave da crociera affondata al largo (forse largo è una parola grossa, in effetti) dell'Isola del Giglio. Mi sono domandata che cosa si deve provare a essere circondati dal pressoché unanime sdegno e disprezzo, dall'essere bollati, più o meno direttamente, con aggettivi che vanno dal vile, al cialtrone, all'incompetente. Quelli più benevoli gli hanno dato del raccomandato.
In particolare sono stata colpita dalla registrazione, la voce del comandante della Guardia Costiera, ferma, virile, un velo di cadenza partenopea, intrepida. E la voce del comandante appena un soffio, grave d'accento campano, con il sottotitolo "tengo famiglia", sembrava un guitto, gettato lì per caso, le parole smozzicate: "ma è buio".
Mentre il comandante lo incalzava, chiedendogli di risalire a bordo, si capiva che Schettino pensava: "parli bene tu che stai lì all'asciutto, che non stai in questo casino, ma io ho paura".
E lui che pensava che fare il capitano fosse portare una bella divisa, fare feste a bordo e celebrare matrimoni, si era ritrovato ad affrontare le conseguenze di un fuori rotta spericolato, che aveva causato la morte di persone. "Quante?" chiede timoroso a De Falco, il comandante della Guardia Costiera, che lo incalza, e che gli sputa in faccia con rabbia "Me lo deve dire lei quante!" come risposta.
E io me lo immaginavo, all'inizio di questa storia, il capitano di una nave così grossa, come un eroe della Marina militare, oppure come il capitano benevolo di Love Boat, e invece ho ritrovato nelle foto questa faccia paciosa da pizzaiolo, un po' come Calderoli che ha la faccia da salumiere, come Bossi che ha la faccia da tassista, La Russa che ha la faccia da... Lasciamo perdere. E uno, un po' rivaluta la fisiognomica.
E confrontando quest'uomo con tanti altri uomini e donne che ho conosciuto e conosco, privi di senso della responsabilità e di dignità, mi domando se queste persone si vergognino un po' o pensino, "ma chi se ne frega, alla fine sono vivo".
Come se tutto quello che conta fosse espirare e inspirare, nascere, crescere, (forse) riprodursi e morire.
E se fosse proprio così?

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