sabato 7 gennaio 2012

Tu mi fai girar...


Non sopporto le persone che si accorgono di quanto tenessero a qualcosa o, peggio ancora, a qualcuno, solo quando lo hanno perduto. Mi ricorda l'atteggiamento dei bambini bizzosi e viziati che hanno troppi giocattoli e se ne stancano, con l'andare del tempo, ma se poi arriva un altro bimbo che chiede un giocattolo trascurato, gettato in un angolo, ignorato, o non lo trovano più, iniziano a piangere disperati.
E si pentono, singhiozzano, si avviliscono, sembrano sinceri nella loro disperazione. Tanto che qualche giocattolo si impietosisce, riappare, ritorna.
E per un po' funziona. Per un po'. Ma il bambino viziato è un bambino viziato, non cambia.
A me non è mai successo di accorgermi del valore di qualcosa perché la stavo perdendo. Mi è capitato più spesso il contrario, di accorgermi di quanto sopravvalutassi il mio bisogno e il mio desiderio di qualcosa, una relazione, una situazione, quando l'ho perduta.
E mi sono trovata persino a pensare, ma come è possibile che non mi accorgessi di quanto fosse inutile, di quanto stessi male? E man mano che il sangue riprendeva a circolare nei piedi, liberati dalle scarpe strette, sentivo inizialmente dolore, ma poi un sollievo infinito.
Perché dalle carceri i prigionieri possono uscire, fuggire. I carcerieri devono sempre tornare.

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