Ho tolto
potere alle ricorrenze. Ho tolto potere agli oggetti. Ora non provo più brividi
quando vedo una vecchia lettera, un libro consumato, una maglia mai più messa
che però non avevo il coraggio di dare via.
E le
persone che se ne sono andate non sono più lontane perché la terra si trova
nella stessa posizione relativa rispetto al sole, e credo che, considerando
l'insieme dell'universo questo non sia neanche troppo vero.
Sento
quasi, quando ricordo anniversari mesti, che è come se volessi dare ombra e
spessore al dolore per il fatto che sul calendario c'è lo stesso numero, lo
stesso nome.
Gli unici
anniversari che amo ricordare sono quelli delle cose che nascono, che iniziano,
anche se sono già finite. Presupposto fondamentale perché qualcosa possa morire, però, è che sia stata viva.
Secondo
questa definizione, alcune persone non muoiono. Strappano tempo alla vita,
senza darlo alla morte e il loro spegnersi è uno scivolare mesto da ombra a
ombra. Vivono come attori, seduti per errore o smemoratezza dalla parte del
pubblico, stupiti che lo spettacolo non cominci.
Così non
sarà la vita a finire per loro, ma l'inutile attesa che prima o poi essa abbia inizio.
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