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venerdì 17 gennaio 2014

Cambiare Non è Facile

Cambiare non è facile.
E' lasciare andare.
E' aprire una porta immaginando dietro il buio.
E' chiudere un cassetto che forse mai riapriremo.
E' bruciare una lettera che avevamo riletto troppe volte, anche se ci faceva male.
E' camminare con scarpe scomode, su una strada che avevamo lungamente evitato.
E' rischiare a ogni passo di cadere.
E' non sapere se riusciremo ad arrivare in fondo.
E' capire che troppo spesso cambiamo solo per non cambiare.

Cambiare non è facile, neanche quando è necessario.

E' sapere che il primo passo verso il cambiamento qualche volta è un passo indietro, per guardare nello specchio le nostre paure e, solo dopo aver respirato, e aver chiuso gli occhi, andare avanti. Nonostante tutto.

martedì 30 ottobre 2012

Anniversari


Ho tolto potere alle ricorrenze. Ho tolto potere agli oggetti. Ora non provo più brividi quando vedo una vecchia lettera, un libro consumato, una maglia mai più messa che però non avevo il coraggio di dare via.
E le persone che se ne sono andate non sono più lontane perché la terra si trova nella stessa posizione relativa rispetto al sole, e credo che, considerando l'insieme dell'universo questo non sia neanche troppo vero.
Sento quasi, quando ricordo anniversari mesti, che è come se volessi dare ombra e spessore al dolore per il fatto che sul calendario c'è lo stesso numero, lo stesso nome.
Gli unici anniversari che amo ricordare sono quelli delle cose che nascono, che iniziano, anche se sono già finite. Presupposto fondamentale perché qualcosa possa morire, però, è che sia stata viva.
Secondo questa definizione, alcune persone non muoiono. Strappano tempo alla vita, senza darlo alla morte e il loro spegnersi è uno scivolare mesto da ombra a ombra. Vivono come attori, seduti per errore o smemoratezza dalla parte del pubblico, stupiti che lo spettacolo non cominci.
Così non sarà la vita a finire per loro, ma l'inutile attesa che prima o poi essa abbia inizio.

giovedì 21 giugno 2012

Panta Rei



I piedi toccavano la terra soffice e l’erba umida. Il rumore del vento tra le foglie faceva scivolare sulle sue spalle gli odori di una stanca primavera.
Era una donna bella, alta, ben tornita, dal corpo atletico. I lineamenti le davano un’aria esotica senza renderla estranea, perfetta senza alcuna freddezza.
Sedette per terra, raccogliendo le ginocchia tra le braccia, consapevole di essere osservata, un piccolo gruppo di persone la fissava, al di là del fiume. Ad Anna però non importava, per lei era importante guardare, conoscere, capire.
Aveva fatto un buon lavoro, anche questa volta, lo sapeva. Erano in pochi a fare il suo  mestiere e lei era la migliore. La Terra era stata sconvolta da così tanti cataclismi dovuti a dissesti idrogeologici che ormai il potere era in mano a un pugno di architetti ambientali. Il loro compito era curare la terra ferita, riportare l’equilibrio dove l’uomo l’aveva sconvolto, rimettere ordine nel caos.
In particolare, Anna si occupava del corso dei fiumi, si era specializzata nel comprendere quale fosse l’alveo che preservava meglio l’ambiente, irrigando le zone più fertili e in modo da preservare o ristabilire l’equilibro tra il terreno e le acque.
In gergo venivano chiamati “Rivisti”. Progettavano le nuove rive dei corsi d’acqua, e Anna era una di loro. Non c’era territorio sul quale non dessero il loro parere su come i le acque dovessero scorrere, su quale disegno del lago fosse più propizio alla vita dentro e fuori dall’acqua.
Anna era felice del proprio lavoro, era apprezzata, riconosciuta, rispettata.
Amava i fiumi, la facevano pensare alla vita. Fanno fluire le cose, dal fiume puoi prendere, dal fiume puoi dare, col fiume puoi arrivare o andare. Puoi accettare che ti porti dove vuole, o remare contro corrente fino a morire.
E lei poteva cambiarne il cammino, era come cambiare il corso di una vita.
Sorrise al pensiero.
Pensò a sua madre, un’intera esistenza spesa a lamentarsi di come avrebbe voluto che fossero le cose, di come ciò che voleva le fosse negato. Forse modellare le coste rocciose era più facile che tirare fuori le persone dai pantani nei quali si infilavano. Scosse la testa rialzandosi.
Domani, pensò, c’è un altro fiume.