sabato 20 ottobre 2012

Nostalgie - I sogni di chi è sognato


La bellezza è una professione. Richiede sacrifici, ore davanti allo specchio, ma non basta. La bellezza è anche modo di parlare, di muoversi, di far scivolare i vestiti su di sé.
Lei è nata bella, bellissima, è anche cresciuta bella. Ha sempre saputo che cosa dire e che cosa fare. E’ sempre stata impeccabile. Non ha mai pesato  un etto di più né un etto di meno. Non ha mai avuto l’acne. Non ha mai avuto neanche l’alito cattivo e le ascelle puzzolenti.
E  i  peli superflui le sono sempre cresciuti poco, radi e biondi. Il suo sorriso è sempre stato perfetto senza bisogno di apparecchio. Non ha mai avuto bisogno degli occhiali, né del busto, né tantomeno delle scarpe ortopediche. Nell’aula di danza classica era la più leggiadra, in palestra la capigliatura non le si scompone mai. L’accappatoio non le gocciola e i capelli in acqua le si pettinano automaticamente con il getto della doccia.
Lui è atletico, alto, di buona famiglia. Bravo a scuola senza essere secchione, sportivo senza essere atletico, intelligente senza essere pesante.
Muscoli sodi, non da culturista, tartaruga, ma senza esagerare. L’auto che ci vuole, senza ostentazione e senza modestia.
La va a prendere e la porta al ristorante giusto, alla moda senza essere “quello alla moda”. Ordina un vino prezioso, di cui conosce l’annata e la storia, gioca con lei.
La sera è perfetta, le battute arrivano a tempo, la risata spontanea ed entusiasta.
A casa di lui, più tardi, lei si siede sul divano bianco e acciaio, lineare; lui le siede accanto. La guarda e le accarezza una guancia, la mano le scivola sul collo. La bacia attirandola a sé, il sapore dolce delle loro salive si fonde. Quando il vestito scivola via, scopre una lingerie perfetta, lui apre la camicia e ha un petto ampio, profumato, su cui lei può allargare la mano, con le unghie laccate che non lo graffieranno mai, come se fossero state limate dal vento.
I loro gesti sono sincronizzati e armonici, rispetto alla musica che suona, rara e preziosa, alla luce dorata che rende morbide le loro ombre.
E lui pensa agli occhi di lei che lo guardano, pieni di ammirazione e desiderio. Lei pensa alle mani di lui che l’accarezzano ebbre di incanto e passione. Entrambi si beano del desiderio che hanno saputo suscitare, come se vedessero se stessi dall’alto, protagonisti di una scena erotica, premiata a Cannes.
Quando tutto finisce, si lasciano andare. Lui le accarezza la schiena bianca e nuda. Lei infila il piede affusolato tra i suoi polpacci sodi e muscolosi.
Lei non sa perché, pensa a una sera d’estate, quando un ragazzo impacciato le aveva preso la mano e le aveva messo tra le dita un fiore giallo. Era un ragazzo non molto alto, che lavorava come operaio nel camping in cui era in vacanza con le sue compagne dell’ultimo anno del liceo, un ragazzo semplice che la guardava senza mai parlare.  Lui l’aveva stretta a sé facendole sentire il suo desiderio. Lei lo aveva spinto via ed era corsa verso le sue amiche. Non lo aveva più visto, ma ogni sera, davanti alla tenda, trovava un fiore giallo.
Nello stesso istante lui pensa alla ragazza con cui faceva i compiti al liceo. Aveva una cotta per lui. Era la prima della classe e lui le dava corda abbastanza per tenerla legata, ma non troppo, perché non si dicesse che la illudeva.
Si erano visti l’ultima volta prima che partisse per l’università. La ricordava ferma davanti a lui, con gli occhi abbassati, i capelli raccolti in una coda.
E non sapeva neanche perché aveva avuto voglia di baciarla. Le aveva sollevato il mento con due dita e aveva incrociato il suo sguardo.
Poi senza dire nulla si era allontanato. L’aveva saluta con un abbraccio fraterno prima di andarsene.
E ora sente che quel bacio non dato, è stato il più bello di tutta la sua vita.

E si addormenteranno vicini, senza abbracciarsi.

Nessun commento:

Posta un commento